giovedì 5 gennaio 2017

Tra kilt e cornamuse, "La straniera" di Diana Gabaldon

Buonasera lettori! Sono appena riemersa da una full immersion di cinque giorni nella Scozia del diciassettesimo secolo e devo proprio spifferarvi fresche fresche le mie sensazioni su questo libro (e non solo perché il tempo limite per gli obiettivi stringe!) ;)



Trama:
Nel 1945 Claire Randall, un'infermiera militare, si riunisce al marito alla fine della guerra in una sorta di seconda luna di miele nelle Highland scozzesi. Durante una passeggiata la giovane donna attraversa uno dei cerchi di pietre antiche che si trovano in quelle zone. All'improvviso si trova proiettata indietro nel tempo, di colpo straniera in una Scozia dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra i clan nell'anno del Signore 1743. Catapultata nel passato da forze che non capisce, Claire si trova coinvolta in intrighi e pericoli che mettono a rischio la sua stessa vita e il suo cuore.






Posso dirvi che quando si è trattato di scegliere un romanzo che avesse ispirato una serie tv per la Challenge, questo libro non era proprio la mia prima scelta ma mi sono dovuta accontentare di quello che offriva in quel momento la biblioteca comunale. Tuttavia proseguendo nella lettura ho potuto ben comprendere come mai la saga si adatta bene al meccanismo cinematografico.

Il mattone di 800 pagine che mi trovavo tra le mani a tutta prima mi lasciava un po' perplessa avendo una trama fondamentalmente piuttosto semplice. ERRORE! Perché se devo riconoscere un pregio a Diana Gabaldon è la potente forza evocatrice delle descrizioni dei paesaggi delle Highlands scozzesi, che occupano buona parte del libro. E fin qui ci sta, perché io amo particolarmente le descrizioni delle terre incontaminate e sotto sotto fremevo di invidia nei confronti di Claire perché non mi dispiacerebbe fare un'esperienza in qualche landa verde e lussureggiante senza i comfort del nostro secolo.

Peccato che per me i pregi di questo libro finiscono qui. Claire non è presentata come la solita eroina dei romanzi rosa, è una donna del ventesimo secolo che non si lascia sopraffare dagli eventi, dal destino e soprattutto non da un clan di barbari armati di asce, nemmeno se tra di loro c'è l'uomo a cui alla fine si affeziona particolarmente. E' stata un'infermiera di guerra, ha visto e vissuto sulla pelle la crudeltà degli uomini, sa essere arguta, previdente, intraprendente e coraggiosa...
Si, vi piacerebbe! Anche lei a un certo punto cede, vuoi per amore, vuoi per adattarsi all'ambiente in cui, suo malgrado, viene a trovarsi. I suoi tormenti interiori mentre si dibatte nel tentativo di scegliere se tornare da suo marito nel 1943 o se rimanere al fianco di Jamie  mi hanno quasi nauseato; non è una che sa quello che vuole e come ottenerlo, come vorrebbero farvi credere: alla fine anche lei subisce il fascino del suo eroe e diventa tutta sospiri, sussurri, paroline e svenimenti.

Dall'altro lato del cuore troviamo l'EROE per antonomasia, perché Jamie, sebbene squattrinato e ricercato dall'esercito inglese, è bello, possente, galante, fondamentalmente timido e romantico, eppure virile, vigoroso, un appassionato amante.. Insomma, dai, il Christian Grey delle campagne scozzesi, l'uomo costruito ad arte per far sospirare le femmine, e solo una donna poteva concepire un eroe così.

Ora mettete insieme i due pezzi del cuore e da metà libro in poi avrete una pagina di sesso&sospiri ogni tre con contorno di vivide descrizioni dell'anatomia dei personaggi, intervallati qua e là da litigi feroci in cui la donna del XX secolo vuole prevalere fisicamente e psicologicamente su un uomo per cui il concetto di autorità maschile su moglie/madre/sorella/donna in generale è pari a quello di un cavernicolo (quelli mi hanno fatto sorridere perché molto somiglianti a quelli che avvengono in casa mia). Queste scene si alternano a nozioni di botanica ed erboristeria, cruenti combattimenti corpo a corpo, cene luculliane da venti portate, processi per stregoneria, stupri a sfondo omosessuale, e in linea generale numerosi colpi di scena, senza i quali probabilmente avrei dato un taglio al libro molto prima di arrivare in fondo.

La mia conclusione è che sono curiosa di vedere la serie tv perché in fin dei conti l'idea di base del romanzo mi entusiasma abbastanza, perché così si può sorvolare sulle cose superflue e vederle filmate con conseguente limitata perdita di tempo, e, cosa assolutamente da non sottovalutare, perché l'attore che interpreta Jamie è proprio un bel vedere (date un'occhiata qui).
Ma credo proprio che mi esimerò dal prolungare il martirio leggendo tutto il resto della saga (16 libri con questo andazzo, ma vi pare??)

Come sempre, sono curiosa di sentire altre opinioni. :)



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