sabato 19 novembre 2016

Stasera bis: "Le luci nelle case degli altri"

Già che sono in ballo, stasera balliamo. Dopo giorni di angoscia e pena per la sorte del mio portatile che si è beccato un virus (pure lui, poverino!) ho appena postato la mia opinione, salvata nelle bozze qualche giorno fa, sul penultimo libro letto, e approfittando del computer in prestito, mi accingo a parlarvi dell'altro libro che ho appena terminato di leggere.

Piccola premessa sull'autrice: avevo letto finora solo "Avrò cura di te" scritto in collaborazione con Massimo Gramellini, che non avevo particolarmente apprezzato, quindi ero un po' restìa nonostante il fatto che la trama di "Le luci nelle case degli altri" mi incuriosiva.



Trama:
Mandorla è la bambina felice di una ragazza madre piena di fantasia. Maria, la mamma, lavora come amministratrice d'immobili e ha lo speciale dono di trasformare ogni riunione condominiale in toccanti sedute di terapia di gruppo... Quando un tristissimo giorno Maria muore cadendo dal motorino, i condomini di via Grotta Perfetta 315, quelli che più le volevano bene, scoprono da una lettera che proprio nel loro stabile la piccola Mandorla è stata concepita... ma su chi sia il padre, la lettera tace. Proprio perché con tutti Maria sapeva instaurare un legame intenso, nessun uomo tra i condomini si sente sollevato agli occhi degli altri dal sospetto di essere il padre di Mandorla. È così che verrà presa la decisione di non fare il test del DNA su Mandorla, e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. È questo il fatale presupposto di una commedia umana che, con l'alibi del paradosso, in realtà ci chiama in causa tutti. E mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s'innamora, cerca suo padre e se stessa, ci si avventura con lei verso rivelazioni luminose e rivelazioni scomode, si assiste a nuove unioni e a separazioni necessarie.





Non so dirvi perché ma le storie che coinvolgono condomini, famiglie con storie diverse ma indissolubilmente legate dalla vicinanza coatta, e portinai hanno su di me un certo ascendente. Mi vengono in mente ad esempio "L'eleganza del riccio" e "Il giorno prima della felicità", che hanno in comune con quest'altro della Gamberale un linguaggio fluido e scorrevole che nasconde dietro ad avvenimenti a prima vista banali una sottile e imprevedibile filosofia di vita e tanto umorismo.


Vorrei... Che nei momenti di disperazione non ti viene in mente di invidiare
la felicità degli altri, le fortune, i successi degli altri,
le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri:
dappertutto c'è del bene, dappertutto c'è del male.

La storia si snoda attraverso cinque capitoli, che sono gli altrettanti piani fra i quali Mandorla, figlia dell'amministratrice rimasta orfana, è costretta a fare la spola perché ci sia sempre qualcuno a prendersi cura di lei. E' proprio Mandorla a raccontarsi e a raccontare, dalla cella della prigione dove è finita per aver creduto ingenuamente di potersi fidare del suo Primo Amore Possibile, che invece si è rivelato essere solo un infimo delinquentello di strada. E racconta di Tina, zitella con tanto amore da dare agli altri quanto quello che non ha ricevuto dalla sua famiglia, che di notte si mette il vestito buono per chiacchierare amabilmente con le persone della sua fantasia. Racconta della relazione precaria tra Samuele, regista dilettante e sognatore convinto di poter cambiare il mondo con il suo lavoro, e Caterina, avvocato con i piedi ben piantati a terra. Racconta dell'amore omosessuale tra Paolo e Michelangelo, che mentre cercano di abbattere le barriere per i diritti dei gay alzano barriere di incomprensione tra di loro, che sfociano nell'apatia per uno e in rabbia per l'altro. Racconta di Lidia e Lorenzo, a prima vista la relazione più disequilibrata eppure quella che si rivela la più stabile, in cui non ci si raccontano bugie, non si fanno promesse, non ci sono garanzie, si dà e si riceve, si litiga si urla e si fa l'amore. Racconta dei Barilla, la famiglia perfetta, anche se l'Ingegnere tradisce la moglie, anche se la moglie incassa e resta in silenzio, bloccata in un circolo vizioso di indulgenza e masochismo psicologico, anche se Giulia è una gothic punk che va a letto con uomini sposati, anche se Matteo è segretamente innamorato di quella che un giorno potrebbe rivelarsi essere sua sorella..
E Mandorla racconta di sé, una specie di pozzo in cui ognuna di queste persone versa un po' della propria conoscenza e un po' delle proprie paranoie, e Mandorla non può che prendere tutto per buono, perché TUTTI sono la sua famiglia e non vuole deluderli. Così, con le ballerine abbinate ai pantaloni militari, agli orecchini di corallo e alla giacca di panno blu, cerca a tentoni di crearsi un suo posto nel mondo, ma sentendosi sempre inadatta: inadatta con i grandi e inadatta con gli altri della sua età. In un susseguirsi di domande senza risposta, dubbi esistenziali, amori disattesi, amicizie appena sbocciate e già deludenti, il lettore segue la crescita di Mandorla fino all'adolescenza e alla svolta decisiva che la porterà a confrontarsi una volta per tutte con la Verità. Che è esattamente quella che il lettore proprio non si aspettava.





"Ritorno a Riverton Manor", la mia passione per la Morton aumenta

Ben ritrovati lettori! La mia devozione al blog ultimamente è un po' altalenante, ma mi perdonerete perché ho in serbo qualche sorpresa da qui a Natale.
Stasera vi parlo di un libro che ho adorato di una scrittrice che, nonostante sia sulla cresta dell'onda già da anni, io ho scoperto per caso solo di recente, ma questa non è assolutamente una novità perché saprete che per principio evito di affidare la scelta delle mie letture alla pubblicità in grande stile e all'acclamazione generale di critica e lettori di questo o quel libro. Anzi, per dispetto faccio proprio l'opposto. :D
Ho scoperto Kate Morton grazie al blog della Libridinosa, qualche settimana fa ho letto "Il giardino dei segreti" (qui la mia opinione) e ne sono rimasta entusiasta. Poi a metà ottobre Baba Bookswife ha proposto un Gruppo di lettura tra blogger per "Ritorno a Riverton Manor" ed io ero troppo curiosa per non leggerlo!
Peccato che ognuno abbia i suoi tempi di lettura e io proprio non ce l'ho fatta a rispettare le scadenze, mi sono lasciata prendere la mano e non ho mollato il libro finché non l'ho terminato.. Lo so, lo so, che nei GDL non funziona così ma che ci volete fare, io ci provo gusto ad andare controcorrente. Ma veniamo al dunque..



                                   Trama:
Riverton Manor, Inghilterra 1924. È la festa di inaugurazione della sontuosa dimora degli Hartford, e il fragore di uno sparo si confonde con i botti dei fuochi d'artificio che illuminano il cielo. Il poeta Robert Hunter giace senza vita nei pressi del laghetto della tenuta, con la pistola ancora fumante in mano. È suicidio? Di sicuro è uno scandalo che scuote fin dalle fondamenta l'aristocratica casata, perché le uniche testimoni del fatto sono le sorelle Hannah ed Emmeline Hartford. Che da allora non si parleranno mai più. Inverno 1999. Sono passati più di settant'anni da quella notte, e la quasi centenaria Grace Bradley, nella casa di riposo in cui trascorre i suoi ultimi giorni, è convinta di essersi lasciata per sempre alle spalle i fantasmi del passato e i tristi ricordi. Ma una giovane regista americana, che vuole realizzare un film sulle sorelle Hartford e su quel misterioso suicidio, chiede la sua consulenza. Grace, infatti, oltre che testimone di tempi ormai remoti, è stata anche direttamente coinvolta nella vita della famiglia: cameriera personale di Hannah, fin da bambina aveva servito come domestica a Riverton Manor. Dapprima riluttante, accetta poi di collaborare e comincia a rievocare le vicende dei giovani Hartford, destinati a un'esistenza tanto fulgida quanto breve: il promettente David, partito giovanissimo per il fronte e mai più tornato; la sensuale e intelligente Hannah; la gaia e capricciosa Emmeline; e soprattutto l'enigmatico Robert Hunter, del quale entrambe le sorelle erano innamorate...



Fan-ta-sti-co! Questo libro ha il sapore dei grandi classici britannici, e non è un caso visto che l'autrice è laureata ed ha insegnato letteratura inglese. Come ho notato già nell'altro suo libro che ho letto, possiede la grande maestria di passare attraverso diversi piani spaziotemporali, a volte all'interno dello stesso paragrafo o addirittura nella stessa frase, senza far perdere al lettore il senso della sequenzialità degli avvenimenti, e questa è una dote che ammiro moltissimo. Per non parlare della capacità descrittiva dei luoghi, delle consuetudini, degli oggetti, dei vestiti, delle sensazioni.. Ho trovato dei personaggi ben delineati, ognuno con la sua storia e la sua crescita personale nel corso degli anni. L'unica nota negativa nel complesso è che il segreto che per tutto il romanzo aleggia sulla vita di Grace e che viene svelato solo verso la fine, era in realtà prevedibile, anzi mi azzardo a dire che come qualsiasi altro lettore navigato avevo intuito l'identità del padre assente già nei primi capitoli.

Bello il finale, ho apprezzato il colpo di scena, tanto agognato perché già dalle prime righe, attraverso i suoi ricordi, Grace dà a intendere che le cose non erano andate esattamente come avevano raccontato i giornali dell'epoca.. Ma non mi aspettavo un ribaltamento di ruoli e di scelte così decisivo, soprattutto perché il finale è legato a doppio filo col dettaglio, che sembra superfluo, del mutuo patto di segretezza tra Grace e Hanna riguardo alle lezioni di stenografia.

Mi sono soffermata alla fine a leggere la Nota dell'Autrice e ho tirato giù alcuni titoli che mi incuriosiscono molto tra quelli che hanno influenzato il suo stile di scrittura, e ve li cito di seguito: "Il mistero della Chatham School" di Thomas H. Cook, "Possessione - Una storia romantica" di A.S. Byatt, "The blind assassin" di Margaret Atwood, "Occhi nel buio" di Barbara Vine.



domenica 13 novembre 2016

Il rocambolesco viaggio con la zia più eccentrica del mondo, Mame

Buonasera cari lettori! Sono rimasta un po' indietro con l'aggiornamento del blog rispetto alla velocità con cui procedono le mie letture, ma il ritardo è causato semplicemente dall'entusiasmo da cui mi lascio prendere quando inizio i miei progetti di riciclo creativo, che mi prendono ore e ore, una serata dietro l'altra, senza che quasi io neanche me ne accorga. Ma eccomi qui, e tra oggi e domani conto di rimettermi in pari con le letture dell'ultima settimana.


                                    Trama:
Partendo per l'Oriente col piccolo Michael, Mame aveva promesso di tornare in tempo per la riapertura delle scuole, e qualcuno aveva fatto finta di crederle. Ma sono passati due anni e mezzo, e della strana coppia non si hanno notizie, a parte qualche salutino entusiastico sul retro di una cartolina, regolarmente inviata dai luoghi più incantevoli (o improbabili) del pianeta. Pegeen è fuori di sé, ma Patrick le dice di non preoccuparsi: zia Mame gira il mondo meglio di chiunque altro, ha solo il vezzo di non imporsi una data per il rientro. Tu come lo sai, gli chiede Pegeen. Perché ho viaggiato con lei, prima della guerra. Ah. Questo Patrick lo aveva taciuto, ma adesso, per tranquillizzare Pegeen, lo racconta – certo, con qualche omissione. Del resto, rivelare come zia Mame abbia semidistrutto le Folies Bergère, sia rimasta invischiata nei preparativi per un colpo di Stato nazista in Austria o abbia sconvolto la routine di una ricca comunità di espatriati tra le montagne del Libano, be’, rivelare tutto questo non è l’ideale per placare una madre in ansia. Ma il lettore non sarà all’oscuro di nulla, e – via via che le rotte di Mame e Patrick coprono metà del globo, e le etichette si accumulano sulle valigie – non potrà che ridere, ridere, ridere. E al tempo stesso scoprire di quante lunghezze Mame riesca a staccare, col suo celebre motto, il presidente Mao: perché sì, la rivoluzione – delle teste, delle abitudini, dei conformismi – può essere adesso; e sì, può, anzi deve, essere un pranzo di gala.




Dunque, "Zia Mame", che io ho letto già ben due volte in occasioni diverse a distanza di anni l'una dall'altra, mi aveva divertito fino alle lacrime. Ho tardato un po' a venire a sapere dell'esistenza di un seguito e non ci ho pensato due volte a prenderlo quando mi è capitato per caso tra le mani.
La storia di "Intorno al mondo con zia Mame" inizia lì dove finisce il primo libro: Mame è riuscita a strappare a Patrick e Pegeen l'autorizzazione a portare con sé il piccolo Michael per un viaggio turistico e istruttivo in India.. Ma dopo due anni e mezzo ancora non sono tornati e il libro si apre con le ovvie preoccupazioni di due genitori in apprensione perché non ricevono notizie da mesi da Mame.
In realtà però il preambolo è lo spunto che permette a Patrick di rievocare, senza in realtà raccontare quasi nulla a sua moglie, il suo viaggio in giro per il mondo con zia Mame. La vicenda si inserisce nell'estate del 1937, quando Pat aveva appena terminato i suoi studi superiori al St Boniface sotto l'occhio vigile di Mr Babcock e si apprestava a iniziare il college.
Tra Parigi, Londra, i Pirenei, Venezia, il Tirolo, la Georgia, il Cairo, Beirut, e uno scassone di nave greca, si snodano le rocambolesche avventure di Mame e Patrick, perennemente circondati da uno stuolo di personaggi uno più assurdo ed eccentrico dell'altro.

Provate a immaginarla se vi riesce: spumeggiante come Mary Poppins ma con un Sidecar al posto dello zucchero, con pose da diva in boa di struzzo e manicotti, mastica francesismi una parola ogni tre, raffinata festaiola, spendacciona e teatrale, civettuola quando chiama chiunque tesoro.. Eppure non è la frivolezza la nota che la contraddistingue: ironica, astuta, colta, si intende di storia, psicologia, filologia, attenta alla politica e alle buone maniere, maestra del travestimento, ma soprattutto piena di risorse, coraggiosa, leale, e armata di un instancabile ottimismo nonostante le più variegate peripezie che le toccano in sorte e i più svariati manigoldi che credono di potersi approfittare della sua bontà d'animo.

Regina del palco alle Folies Bérgères della Ville Lumière, cerca poi di farsi ammettere alla corte di Re Giorgio VI salvo poi fuggire sotto la pioggia. Ripara sui Pirenei con lo spasimante di turno, per poi perderlo tentando di salvare l'onore e il patrimonio dell'amica Vera Charles. Incappa quindi a Venezia in uno scomodo parente del marito deceduto che la corteggia senza successo, e fugge in Tirolo per finire tra le braccia di un complottista affiliato al nazismo. Reduce dalle delusioni di un occidente reso cieco dal consumismo, si dà alla vita della comune in una landa sperduta della Georgia dove scopre che il comunismo non fa per lei. Una cavalcata a dorso di cammello in Egitto, e la ritroviamo a Beirut intenta a coronare il sogno d'amore dei Romeo e Giulietta dei giorni nostri, dopodiché si arrenderà all'impazienza di Patrick "amorino mio!" che vuole tornare in America, senza sapere che sulla nave che dovrebbe ricondurli a casa attraverso l'Oceano Pacifico dovrà difendersi dall'ennesimo truffatore senza scrupoli.

Per fortuna, col fascino e il carisma di sempre, a cui nessuno pare essere immune, Mame riuscirà ancora una volta a ribaltare la situazione a suo favore. E ad ogni travagliata sequela di inverosimili avventure la amerete ancora di più, oh, se la amerete, così tanto che alla fine rimpiangerete che il viaggio sia finito, dopo aver riso di cuore per trecentocinquanta pagine.




venerdì 4 novembre 2016

Paura e delirio a Londra, "La casa dei fantasmi" e "La ragazza del treno"

Buonasera lettori! Stasera vi parlo di due thriller ambientati in Inghilterra che mi hanno tenuta incollata alle pagine, uno dietro l'altro, "La casa dei fantasmi" di John Boyne e "La ragazza del treno" di Paula Hawkins.

Trama:
La vita cambia all’improvviso per Eliza Caine. Un’infreddatura le porta via il padre che, a dispetto di una brutta tosse, ha voluto ad ogni costo assistere a una lettura pubblica di Charles Dickens in una sera di pioggia londinese. Disperata, Eliza risponde d’impulso a un annuncio misterioso che la conduce a Gaudlin Hall, dove diventa l’istitutrice di Isabella ed Eustace, due bambini deliziosi ma elusivi. Nella grande casa sembra che non ci siano adulti, i genitori dei piccoli Westerley sono di fatto assenti in seguito al terribile epilogo di una storia di abusi, ossessioni e gelosie. Ma contrariamente a quel che sembra, non è il silenzio a regnare: in quelle stanze vuote spadroneggia un’entità feroce e spietata, decisa a imporsi sulla donna per impedirle di occuparsi dei bambini.


Per una volta ho sorvolato sulla copertina e il titolo che non mi ispiravano niente di promettente, e sulla trama in quarta di copertina, che sembrava ricalcare il tipico cliché dell'istitutrice che racconta in prima persona le sue disavventure in una casa infestata dai fantasmi. E invece ho trovato l'introduzione molto accattivante, con Sir Dickens in persona che legge un racconto dell'orrore in una sala pubblica, per non parlare dello stile descrittivo dell'autore che sembra catapultarti direttamente tra le strade umide e sporche di Londra, con la nebbia che aleggia e sembra nascondere chissà quali misteri. Contrariamente ad altre ghost stories simili a questa, il passato della protagonista e le circostanze che la conducono alla scelta di andare incontro a un destino incerto e tremendo sono tratteggiate con dovizia di particolari, suscitano emozioni intense con cui si entra subito in sintonia, e sono utili ai fini della narrazione.
I segnali di una presenza ostile non visibile agli occhi cominciano molto presto, in un crescendo di orrore, in cui le rivelazioni della vera natura dell'entità che infesta la casa sono dosate con maestria attraverso le testimonianze a volte contraddittorie delle persone coinvolte. Ho trovato molto nelle mie corde anche l'evidente contrapposizione tra il sudiciume e lo squallore di una Londra che si sta industrializzando e la genuinità dell'aria della campagna.
L'ispirazione al classico del gotico Il giro di vite e, mi vien da dire, all'umorismo noir de L'Abbazia di Northanger, mi è parsa piuttosto evidente, eppure Boyne ha uno stile tutto suo che riesce a rendere perfettamente inquietante tutta la faccenda, e soprattutto i bambini Isabella ed Eustace. Miss Caine si rivela essere una giovane donna coraggiosa e intraprendente, affezionatissima ai bambini e innamorata del proprio lavoro che sente come una missione di vitale importanza. Il finale era abbastanza prevedibile ma le ultime righe mi hanno davvero mozzato il fiato per la sorpresa.




Trama:
La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista,  le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono  Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua.
Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. E da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola, e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cos’ha visto davvero Rachel?




Alla fine è arrivato anche per me il momento di confrontarmi con questa lettura, vista l'imminente uscita della trasposizione cinematografica. Ho corteggiato a lungo e a distanza questo romanzo prima di trovare il coraggio di affrontare un'eventuale delusione dopo tutto il bene che se n'è detto. Per fortuna l'ho trovato superlativo al punto che facevo fatica a staccarmi dalle pagine e per tre giorni mi sono portata appresso l'angoscia della curiosità divorante. L'aspetto più bello di questo libro è che è un thiller a tutti gli effetti ma da un'angolazione insolita. Altro che detective, qui a "condurre le indagini" è un'alcolizzata con serie turbe psichiche, che deve scavare dentro a ricordi annebbiati dai fumi dell'alcol (qui gli effluvi della fetida Lodra c'entrano poco) per arrivare alla sconcertante verità. Una protagonista che a tratti si fa odiare e a tratti suscita compassione ma per la quale ti ritrovi a fare il tifo perché in fondo è una donna comune con sogni e debolezze che ce la mette tutta per migliorarsi e superare i suoi traumi.
Il preambolo è inusuale, ma non inverosimile. Chi di noi non ha almeno una volta sbirciato in casa di qualcun altro per semplice curiosità? Certo, qui si raggiunge la soglia della maniacalità, ma stiamo parlando di una donna problematica che sfoga le sue carenze sentimentali immaginando la "vita perfetta" di due sconosciuti.
La narrazione a più voci e su diversi piani temporali è ben architettata e non scombussola il lettore. Ho trovato molto interessante l'introspezione psicologica delle tre donne coinvolte e ho apprezzato tantissimo il legame che si crea alla fine tra Rachel e Anna, a testimonianza che il destino condiviso di due donne maltrattate può far superare qualsiasi rivalità precedente.
Non mancano i colpi di scena, come qualsiasi thriller di tutto rispetto, ma quello finale che schiude il mistero al lettore mi ha sbalordito. Adesso sono solo curiosissima di scoprire se il flm rende il giusto tributo a questo libro stupendo.