sabato 10 settembre 2016

"La sposa bambina", ve lo consiglio perché....

                                                

TRAMA:     
India, 1896. Nella camera tutto è pronto per la prima notte di nozze. La piccola Sivakami siede sul letto. Fuori della porta ha lasciato i giochi, i sogni, le fantasie. Ha lo sguardo pieno di paura e sta tremando sotto il sari e i gioielli. Ha solo tredici anni quando sposa Hanumarathnam, guaritore ed esperto di oroscopi. Così hanno deciso i suoi genitori, e lei non può fare niente per impedirlo. Da questo momento in poi nessuno si occuperà più di lei, ma sarà lei a prendersi cura degli altri, prima come moglie, sempre attenta a compiacere ogni desiderio del marito, e poi come madre dell'enigmatica Thangam e del ribelle Vairum. Ma la forza che Sivakami ha nutrito e scoperto in sé nei primi anni di matrimonio forse non è abbastanza per affrontare quello che gli oroscopi avevano previsto con ostinazione: la morte di Hanumarathnam. Ora Sivakami è vedova, la condizione peggiore per la casta brahmanica di cui fa parte. Da adesso in poi deve rispettare le rigide regole che il suo stato le impone: tenere i capelli tagliati a zero, indossare il sari bianco, non uscire di casa, non avere alcun rapporto con il sesso maschile e non toccare nessuno dall'alba al tramonto, neanche i suoi figli. Crescerli, farli studiare, offrire loro una vita migliore pare impossibile in questa condizione. In bilico tra i conflitti inconciliabili della tradizione e la modernità che incalza giorno dopo giorno, Sivakami dovrà scegliere. Sarà l'amore incondizionato di madre a spingerla ad agire e a prendere una decisione drastica, che influenzerà il destino di tutti loro in maniera sorprendente e inaspettata.                                                                                       

 Ho pescato questo romanzo in biblioteca tra una moltitudine di titoli e, beh, devo ammettere che il mio intuito difficilmente fa cilecca. Piccola premessa: io ho un debole per i romanzi di ambientazione esotica, soprattutto quando la quarta di copertina promette al lettore una storia che parla di donne fiere e tenaci che lottano per il loro posto nella società. Una virtù che accomuna tutti gli autori mediorientali che ho letto (poi siete liberi di credere che si tratti solo di una coincidenza) è che hanno la straordinaria capacità di farmi sentire e vedere davvero gli odori, i sapori e i colori delle loro terre.                                             
                                                                           
Ma veniamo a questo libro in particolare.. Il titolo a me sembrava suggerire una storia di violenza, di una bambina data in sposa in un'età in cui in occidente ci si aspetta che pensi solo ad andare a scuola e giocare con le bambole. In realtà in questo libro c'è molto di più! Fa da sfondo innanzitutto la storia dell'India tra il 1896 e il 1958, con tutti i suoi tumulti politici e religiosi, la lotta per l'abolizione delle caste, il pensiero del Mahatma Gandhi, l'influenza del regno britannico, il desiderio di modernità delle nuove generazioni contrapposto alla caparbia determinazione degli anziani a mantenere un rigido e rassicurante sistema di segregazione e non contaminazione tra membri di caste diverse, la contrapposizione tra l'osservanza di rituali e festività antiche di secoli e l'avanzare della medicina moderna che addita le altre pratiche come mera superstizione. Condite tutto questo con una saga familiare che sfiora i livelli della famiglia Buendìa di Marquez, l'amore smisurato di una donna che diventa madre vedova e nonna nel giro di pochissimi anni, aggiungete odori di spezie, il vocìo del mercato, il tintinnio dei braccialetti di vetro, i colori dei sari variopinti, le minuziose descrizioni degli dèi indù, il tramestio in occasione dei rituali sacri, le mani delle spose colorate con l'henné, un po' di musica sacra indiana, e otterrete questo capolavoro di 700 pagine da leggere tutte d'un fiato.

E' un libro appassionante, molte volte penserete di tifare per questo o quel personaggio, molte volte proverete compassione, molte altre scuoterete la testa per la disumanità di certe usanze, ma i colpi di scena non mancheranno e alla fine del libro scommetto che sentirete la mancanza di Sivakami, del suo sari bianco, della sua testa rasata, del suo cantilenare il Ramayana, perché vi ha accompagnato in un viaggio bellissimo lungo sessant'anni.








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